PANEL


Proiezione + Q/A Appuntamento ai Marinai Ideazione, direzione creativa e coordinamento | GRIOT (Johanne

Affricot, Founder & Creative Director) Moderatore | Johanne Affricot

Q/A in diretta Skype con Ariam Tekle, regista del documentario “Apputamento ai Marinai”

Inizio Proiezione | 17:15 (durata doc: 60 minuti) Durata Q/A | 30 minuti/ 1 h max
Dove | Galleria d’Arte Comodoro 64, Torino

Proiezione in anteprima italiana di “Appuntamento ai Marinai”, documentario sulle seconde generazioni di italiani con origini eritree a Milano. Scritto e diretto da Ariam Tekle (Italia, 2017)

A fine proiezione, Johanne Affricot, fondatrice di GRIOT, aprirà insieme alla Tekle un Q/A in cui i partecipanti potranno porre domande alla regista e condividere i loro punti di vista. Il tutto avverrà in diretta Skype da New York, dove al momento si trova la Tekle per presentare il suo documentario.

Il documentario, scritto e diretto da Ariam Tekle, racconta la storia delle seconde generazioni di italiani di origine eritrea, nate o arrivate a Milano tra la fine degli anni ’70 e inizio anni ’80.

Appuntamento ai Marinai ripercorre l’infanzia e l’adolescenza delle Seconde Generazioni di origine eritrea nate o cresciute a Milano tra la fine degli anni 70 e inizio anni 80. Raccogliendo le testimonianze di questa generazione, la regista punta a far riflette su cosa volesse dire crescere come figli d’immigrati in una società in cui non si parlava di Seconde Generazioni.

Il documentario si concentra sul percorso d’integrazione di persone che oggi hanno tra i 35 e i 40 anni. Testimonianze, racconti ed esempi di

accoglienza ed integrazione in un momento in cui il flusso migratorio nel territorio italiano era modesto rispetto ad oggi, e per questa ragione caratterizzato da una forte assenza da parte delle Istituzioni; mancanza colmata da altre realtà, come associazioni cattoliche o la stessa comunità eritrea, presentate nella prima parte documentario.

Il titolo Appuntamento ai Marinai vuole sottolineare l’intenso legame tra i racconti dei protagonisti e particolari luoghi della città.

Largo Marinai d’Italia, in centro a Milano, per un lungo periodo è stato un punto di ritrovo per i ragazzi eritrei.

Molti altri sono i luoghi di ritrovo o spazi milanesi che hanno avuto un particolare significato per i protagonisti mostrati lungo il lavoro.

Il documentario si sviluppa su quattro capitoli divisi per tematiche: Integrazione, Musica, Seconde generazioni trasferite all’estero e Terze Generazioni. Tematiche particolarmente interessanti in quanto affrontate da persone cresciute in un contesto sociale italiano profondamente diverso da quello attuale. Partendo dall’integrazione e dalla cittadinanza come ostacolo e fattore di esclusione, arrivando alla musica come elemento di condivisione e unione. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un forte esodo di giovani italiani in cerca di opportunità lavorative. Molti eritrei di Seconda Generazione hanno lasciato l’Italia tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000. Il documentario si chiude presentando le Terze Generazioni. Un capitolo che sottolinea quanto il fenomeno dell’immigrazione sia fortemente radicato sul territorio Italiano e non più da considerare come nuovo.

Sangue Misto – Sound, Identità & Rappresentanza Ideazione, direzione creativa e coordinamento | GRIOT (Johanne

Affricot, Founder & Creative Director)

Sviluppo Concept: Johanne Affricot (Founder & Creative Director GRIOT), Michele (Founder & Creative Director Crudo Volta) Cedric Kibongui (DJ e organizztore concerti)

Moderatori | Michele (Founder Crudo Volta), Cedric Kibongui (dj e organizztore concerti) Intro Johanne Affricot (GRIOT)

Panelist | Vhelade, David Blank, Mudimbi, Tommy Kuti, Technoir (Jennifer Villa e Alexadros Phoenix)

Dove | Bellissimo, Torino Inizio panel | 15:45

TEMI
Nesso tra processo creativo, identità culturale ed autenticità

  • Cosa significa essere un artista italiano di origini africane?
  • Qual è il linguaggio artistico scelto dall’artista? Quanta influenza jazz eblack americana, quali generi africani o italiani ci sono nel suolinguaggio?
  • Come riesce la sua specificità identitaria ad entrare in contatto con illinguaggio artistico scelto?
  • Come mai in Italia la comunità artistica africana italiana non è risucita afar emergere in maniera forte un “genere musicale autoctono” con un linguaggio volto a rappresentare il volto delle sue generazioni contemporanee africane-italiane con veridicità e creatività?NOTA: In Europa le generazioni contemporanee figlie di più culture hanno fatto nascere o contribuito fortemente allo sviluppo di generi

musicali autoctoni come il Grime in UK, Afrotrap, Coupé Decalé e Zouk in Francia, il Kuduro, Tarraxo, Guetto e Afro-House in Portogallo.

Rappresentanza, indipendenza mediatica, ecosistema

Essendo vista come un fenomeno contro-culturale, la nuova comunità africana italiana spesso incontra indifferenza da parte degli organi di comunicazione mainstream, per un’incapacità culturale di inserire in una narrativa egemonizzante la cultura africana italiana. Allo stesso tempo si stanno registrando dei segnali di cambiamento, con la presenza di artisti di qualità afroitaliani all’interno di programmi mainstream come X-Factor, Amici, Sanremo.

  • Questo fatto forzerà o sta già forzando la comunità africana-italiana a crearsi un proprio ecosistema, come negli States, in UK ed in Francia?
  • Come possono sostenersi le varie realtà artistiche per narrare in maniera utile, sostenibile e spontanea lo sviluppo creativo della comunità africana italiana?
  • In che modo possono le piattaforme di comunicazione sostenere gli artisti della comunità africana-italiana e come questi possono sostenere le piattaforme di comunicazione?
  • Quali sono i limiti, le opportunità offerte da un medium come internet?Musica e BrandCon il mercato discografico tradizionale in piena crisi ed un territorio come internet sorretto dall’industria dell’advertising, l’associazione con i brands (in bisogno urgente di connettere con narrative specifiche ed autentiche), sembra un’occasione ghiotta per gli artisti indipendenti per sostenere economicamente la propria creatività, e tutti gli artisti invitati sono partiti in maniera indipendente. Al momento non sembrano attrarre l’interesse di brand commerciali, ma sembrano essere però l’oggetto del contendere del marketing politico (i.e. Ius Soli).

• Per gli artisti sarà un passaggio obbligato cercare di essere commercialmente appetibili e attrarre l’interesse dei brand?

  • Quali sono gli aspetti positivi e negativi in una relazione di questo tipo?
  • Quali alternative possono essere individuate per non perdere la propriaintegrità e indipendenza artistica?Aggregazione Black Spaces

    Oltre alla limitata rappresentanza e rappresentazione di artisti africani- italiani, un problema ulteriore sembrano essere gli spazi di aggregazione. In Italia non esiste un festival o eventi ricorrenti degni di nota volti a rappresentarci in maniera massiccia, come Afropunk Festival.

    • Ce n’è bisogno?
    • Che ruolo potrebbero giocare gli artisti nella creazione e sviluppo diquesti spazi?
    • Che contributo potrebbero dare?